LB4P_036_Quattro sottogruppi di diplegia spastica infantile

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Progetto proposto da Giorgia Tacconi

 

La pratica clinica impiega la gait analysis per identificare e valutare la natura e la misura delle patologie disabilitanti l’apparato locomotore per avere un punto di vista oggettivo, che ne attesti il rendimento meccanico e la condizione strutturale. Una delle patologie più diffuse a cui tali potenzialità sono sfruttate con grande giovamento, è la Paralisi Celebrale Infantile, causa di disordini permanenti dello sviluppo del movimento e della postura. Nel mondo clinico, riveste un’enorme importanza la costituzione di un linguaggio comune tra i diversi professionisti per avere descrizione, classificazione, diagnosi e modalità di intervento il più possibile concordi e coerenti. La classificazione dei pazienti affetti da diplegia infantile in quattro forme distinte, proposta dal professor Adriano Ferrari dell'Arcispedale di Reggio Emilia, non trova totale adesione tra i professionisti del settore: per questo si vuole verificare se uno strumento di analisi e classificazione oggettivo ed automatico dei parametri di gait analysis misurati su pazienti diplegici, possa identificare i quattro gruppi, che corrispondono alle quattro forme di diplegia ipotizzate, con un margine di errore sufficientemente basso rispetto alla valutazione del professionista sanitario. In questo modo avremmo la prova del fatto che i bambini con questa patologia presentino caratteristiche del cammino oggettivamente diverse da forma a forma. Il lavoro si propone di individuare una modalità di suddivisione automatica delle quattro forme di diplagia infantile, grazie all’elaborazione di dati ricavati dall’esame di gait analysis, attraverso lo sviluppo di algoritmi che riescano a tradurre in linguaggio matematico la descrizione dei segni suddetti, con l’auspicio che essa possa divenire mezzo di supporto e conferma per i clinici in sede decisionale, abbia essa fini diagnostici o interventistici. Si avranno così indubbie ricadute positive sulla qualità della vita dei pazienti affetti da PCI.